È ora di ripensare allo scroll infinito?

Ci sono numerosi studi su questo argomento e su come lo scorrimento infinito sulle piattaforme di social media sia un fattore che favorisce comportamenti come lo “scrolling da dopamina”, contribuendo a effetti negativi sulla salute mentale:

Le piattaforme di social media utilizzano algoritmi sofisticati e funzionalità di design che sfruttano principi psicologici di base per mantenere l’engagement degli utenti. Tra queste vi sono i suggerimenti, l’autoplay, il pull-to-refresh, lo scorrimento infinito e i meccanismi di investimento sociale. L’integrazione di contenuti video brevi si è rivelata particolarmente efficace nel innescare pattern psicologici che mantengono gli utenti in un ciclo continuo di scorrimento.

Ciò è aggravato dal fatto che le piattaforme di social media ci hanno dotato di poteri di scorrimento infinito, ovvero la possibilità di accedere illimitatamente ai contenuti senza punti di arresto integrati. Di conseguenza, si è trasformata in qualcosa di più di un semplice consumo negativo, rappresentando invece un sovraccarico di contenuti assimilati.

Scorrimento Infinito — Il feed senza fine che non si ferma mai
La funzionalità di scorrimento infinito è stata introdotta dal designer UX Aza Raskin nel 2006, originariamente come modo per migliorare l’esperienza utente eliminando la necessità di cliccare su “pagina successiva”. Ironia della sorte, è diventata uno dei meccanismi più potenti della dipendenza digitale.

‍Rimuovendo i segnali naturali di arresto (come interruzioni di pagina o pause di caricamento), lo scorrimento infinito elimina quei piccoli momenti che potrebbero ricordarci di fermarci. Gli psicologi li definiscono “punti decisionali” — brevi pause in cui il nostro cervello può valutare se continuare. Senza di essi, gli utenti perdono la nozione del tempo e entrano in quella che i ricercatori chiamano una “trappola del flusso” — uno stato di coinvolgimento passivo che può durare per ore.

Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2022) ha rilevato che l’esposizione continua ai contenuti riduce il autocontrollo e aumenta l’uso compulsivo, specialmente durante periodi di forte carica emotiva (come la pandemia). Le persone non sceglievano consapevolmente di scorrere più a lungo; il design rendeva tutto estremamente facile.

Lo scorrimento senza fine può alterare la regolazione del sistema nervoso e sembra anche causare sintomi di salute mentale come depressione e ansia

Con l’evoluzione delle tecnologie digitali, gli algoritmi e i design additivi (aAD) sono diventati una significativa preoccupazione per la salute pubblica, in particolare per gli anziani, un gruppo demografico spesso trascurato nel discorso sulla dipendenza digitale (DA). Rispetto agli utenti più giovani, alcuni anziani potrebbero essere più suscettibili agli aAD a causa di fattori quali cambiamenti cognitivi, isolamento sociale, comorbidità fisiche o limitata alfabetizzazione digitale. Questi design, che sfruttano funzionalità come lo scorrimento infinito, sono associati a un rischio maggiore di uso compulsivo e potrebbero correlarsi con impatti a lungo termine sulla salute cognitiva, sul funzionamento sociale e sulla qualità della vita per alcuni sottogruppi di anziani.

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